La prevalenza e l’incidenza dell’edentulismo e della perdita degli elementi dentari nei Paesi europei è tutt’oggi carente di dati epidemiologici.

Per quanto si possa asserire che via sia una generica tendenza alla diminuzione dello stato di edentulismo nell’ultimo decennio, con significative differenze tra i vari Paesi e nell’ambito di regioni geografiche dello stesso Paese e di singoli gruppi di sottopopolazioni, l’obiettivo del WHO della presenza di almeno 20 denti in soggetti di 80 anni, non è stato ancora raggiunto (Muller F et al., 2007).

A livello nazionale, la prevalenza dell’edentulismo per quanto non sia suffragata da dati certi, si attesta a circa il 10,9% della popolazione, con maggior diffusione nelle donne (12,5%) rispetto agli uomini (9,2%) (ISTAT, 2008). La perdita degli elementi dentari aumenta col progredire dell’età, in modo significativo dopo i 60 anni.

Infatti, la totale assenza di denti è pressoché nulla fino ai 44 anni; è del 3% tra i 45 e i 54 anni, del 10,5% tra i 55 e 64, e del 22,6% nella prima fascia anziana (65-­‐69 anni). Risulta però che circa il 60% della popolazione di età superiore agli 80 anni presenta edentulia completa. Di questi, il 52,2% è portatore di una protesi totale.

Differenze sulla salute dei denti e sul ricorso alle cure odontoiatriche si registrano anche a livello territoriale. Tra gli anziani il maggiore tasso di edentulismo si osserva al Nord con il 59% della popolazione, contro il 50,9% del Centro e il 47,3% del Meridione. Per contro, tra gli ultraottantenni, il 55,9% del Nord contro il 39% del Mezzogiorno hanno sostituito i denti mancanti con protesi (ISTAT, 2008).

Una indagine effettuata a livello regionale, in un campione di individui anziani, ha evidenziato la presenza di edentulismo con un una percentuale del 49,6% in pazienti ospedalizzati e del 28,3% in quelli non-­‐ospedalizzati (Bitetti E et al., 2004), in accordo con dati europei che evidenziano che soggetti anziani istituzionalizzati hanno, in generale, una condizione di salute orale più compromessa con un minor numero di denti, rispetto a quelli di pari età che vivono liberi (Muller F et al., 2007). Differenze significative nello stato di edentulismo emergono correlate con lo status sociale: solo il 2,6% delle persone con laurea o diploma risulta senza elementi dentari contro il 29,4% di quelle con licenza elementare o senza alcun titolo (ISTAT, 2008).

L’entità dell’edentulismo ha un forte impatto sulla salute del cavo orale e sulla qualità della vita dei soggetti, specie se anziani (Musacchio et al., 2007). Un gran numero di variabili sono associate alla perdita degli elementi dentari in età adulta pur non essendoci unanime accettazione della maggior importanza delle patologie dentarie rispetto ai fattori socio-­‐economici come fattori di rischio (Thorstensson H et al., 2009; Muller F et al., 2007; Cunha-­‐Cruz J et al., 2007).

Le principali cause che portano alla perdita di denti in età adulta sono:

  1. la carie,
  2. la malattia parodontale,
  3. le pregresse terapie odontoiatriche.

Elementi rilevanti sono anche la presenza di cattive condizioni di salute generale e/o la contemporanea presenza di patologie sistemiche a ripercussione sul cavo orale e abitudini nocive, quali il tabagismo, nonché le cattive condizioni socio-­‐economiche. La malattia parodontale è ritenuta responsabile di circa il 35% delle perdite dentali, mentre la carie di più del 50% (Thorstensson H et al., 2009). La carie è la principale responsabile delle estrazioni nei casi di total tooth clearance, ossia dei casi di bonifica totale di tutti gli elementi dentari (Lindhe J et al., 2003).

  1. Carie: la prevalenza è massima in età scolare e va diminuendo in età adulta con andamento inverso rispetto alla prevalenza della malattia parodontale (Selwitz RH et al., 2007). Nei Paesi industrializzati vi è una netta suddivisione della popolazione in due sottogruppi, uno con bassa esperienza di carie e l’altro, nettamente minoritario, con una esperienza di malattia elevata. In quest’ultimo, il soggetto a rischio, può sviluppare 1‐2 nuove lesioni cariose/anno (Giannoni M et al., 2005). La carie secondaria rappresenta la principale causa di insuccesso delle riabilitazioni protesiche nel soggetto adulto (Zoellner A et al., 2002) con perdita, spesso, degli elementi dentari coinvolti.La carie radicolare è un problema particolarmente diffuso nei soggetti di età superiore ai 65 anni (Davies RM, 2004). L’insorgenza di carie è strettamente legata alla quantità e qualità della placca batterica, alla presenza e alla frequenza di assunzione di zuccheri fermentabili, alle risposta immunitaria locale e sistemica del soggetto, alle caratteristiche salivari, alla morfologia e alla costituzione dei tessuti duri dentari. I soggetti anziani hanno una maggior difficoltà nel lavarsi i denti per ridotta abilità manuale con conseguente maggior accumulo di placca e rischio incrementato per carie e malattia parodontale (Strohmenger L, 2006).
  2. Malattia parodontale: la prevalenza aumenta significativamente oltre la terza-­‐ quarta decade di età, divenendo causa significativa di perdita degli elementi dentari nel soggetto adulto (Van der Velden U,1984). Nella popolazione italiana adulta si raggiungono livelli del 60% di prevalenza. L’insorgenza di malattia parodontale è legata alla qualità e quantità della placca batterica, a fattori genetici che regolano la risposta immunitaria, a fattori ambientali di cui il fumo è il principale, alla presenza di alcune malattie sistemiche nonché di terapie farmacologiche (Paulander J et al., 2004)
  3. Pregresse terapie odontoiatriche: gli elementi dentari restaurati presentano una probabilità maggiore di quelli sani di subire ulteriori restauri successivi sempre più estesi (Pitts NB, 2004). Ricostruzioni conservative o protesiche incongrue o parzialmente congrue espongono al rischio di carie secondarie e di carie radicolari. Ugualmente riabilitazioni di denti non rispettanti l’anatomia parodontale espongono al rischio di insorgenza di malattia parodontale. I restauri protesici, per la loro intrinseca natura, necessitano di un avvicendamento nel tempo con possibile pregiudizio dei denti di sostegno (Pjetursson BE et al., 2004; Sharma P, 2005).

Condizioni di salute generali e abitudini di vita: lo scadimento delle condizioni di salute generale, nonché la presenza di specifiche malattie sistemiche sono associate al rischio di edentulismo nel soggetto adulto (Tramini P et al, 2007). Malattie correlate alla perdita di denti sono il diabete insulino – dipendente, le patologie che deprimono il sistema immunitario (HIV, neoplasie, neutropenie, LAD), collagenopatie, deficit psichici. Trattamenti terapeutici e farmacologici che possono favorire la perdita di denti sono l’irradiazione cervico-­‐facciale, i farmaci xerostomizzanti, i corticosteroidi, gli immunosoppressori, e altri ancora.

Tra le abitudini di vita, oltre all’uso di droghe, il fumo è senz’altro il fattore maggiormente correlato al rischio di edentulia. La prevalenza di edentulismo nei fumatori rispetto ai non-­‐ fumatori è circa il doppio (Millar WJ et al., 2007).

Linee guida Ministero della Salute:” LINEE GUIDA NAZIONALI PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE ORALE E LA PREVENZIONE DELLE PATOLOGIE ORALI IN ETA’ ADULTA”. Edizione revisionata Novembre 2010.